17/ Gennaio 2026
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Oltre
l’Orizzonte del Visibile: Le Barriere Invisibili che Imprigionano l’Anima
Nel mio
percorso di esplorazione filosofica, spesso mi sono soffermato sul concetto di
"catena". Siamo abituati a immaginare la prigione come un luogo
fisico, fatto di mura di cemento e sbarre d’acciaio. Ma la verità è che la
società moderna ha perfezionato una forma di reclusione molto più sottile e
pericolosa: le barriere invisibili.
Questi confini
non si vedono, ma si sentono. Sono muri trasparenti che limitano il nostro
agire, il nostro pensare e, soprattutto, il nostro sentire.
1. Il Dogma
della Normalità
La prima grande
barriera è quella del conformismo. Fin dalla nascita, veniamo istruiti a
seguire un binario prestabilito. C’è una "sceneggiatura" già scritta
per noi: il successo inteso come accumulo, la sessualità vissuta come tabù o
come mero atto meccanico, l’allineamento a un pensiero unico. Chi prova a
uscire dal seminato, chi sceglie di essere "fuori coro", si scontra
con una resistenza sociale silenziosa ma violenta. Questa barriera ci impedisce
di esplorare la nostra vera essenza, quella che io chiamo la "Luce
dell'Ombra".
2. La Prigione
del Giudizio Altrui
Viviamo in
un’epoca di costante esposizione, dove lo sguardo dell’altro è diventato la
misura del nostro valore. Questa barriera invisibile ci porta ad
autocensurarci. Quante volte abbiamo soffocato un’ispirazione o un desiderio
per paura di non essere compresi? La società ci vuole specchi conformi, non
individui riflessivi. Rompere questa catena significa tornare a guardarsi
dentro, nell’"Eclissi del mondo esterno", per ritrovare la propria
autenticità.
3. Il Confine
tra Sacro e Carne
Una delle
barriere più radicate è la separazione netta tra la spiritualità e il corpo. Ci
è stato insegnato che il sacro risiede nell’alto e il peccato nel basso. Ma,
come esploro nella mia Trilogia Sessuale, la vera elevazione avviene
quando abbattiamo questo muro. La carne è sacra, il desiderio è un’energia
vitale che, se liberata dai pesi del dogma, diventa uno strumento di conoscenza
universale. La barriera qui è il senso di colpa, un’invenzione sociale volta a
controllare l’indomabile spirito umano.
4.
L’Incomunicabilità nell’Era della Connessione
Sembriamo tutti
vicini, ma siamo separati da una barriera di vetro: lo schermo. La
comunicazione autentica, quella che passa attraverso il "Sentirsi
Vivo" e il contatto profondo, è stata sostituita da simulacri. La società
ci offre l’illusione della libertà, mentre ci confina in bolle ideologiche che
impediscono il vero confronto.
Conclusione:
L’Atto di Ribellione è l’Introspezione
Come scrivo nel
mio Manifesto, la via per abbattere queste barriere non passa attraverso la
rivolta esterna, ma attraverso una trasformazione interiore.
Dobbiamo avere
il coraggio di essere "Mandrake" della nostra vita: prestigiatori
capaci di svelare il trucco, di vedere i fili che ci muovono e di reciderli.
Abbattere le barriere invisibili significa accettare l'incertezza, abbracciare
la propria unicità e camminare verso un'Armonia Universale che non accetta
compromessi con il dogma.
La domanda che
pongo a te, lettore, è semplice ma brutale: di quali barriere è fatta la tua
cella? E quando inizierai a demolirla?
Nel caso fossi interessato, considerato che se sei arrivato a leggermi, lo sei. ti invito a lasciarmi un commento, una recensione e se proprio ti ha incuriosito leggi le mie opere. Grazie
Il Peso delle Parole, il Respiro del Mare
Capitolo 1: La
Reggia di Mattoni e Silenzio
Milano, fine
anni ’90. La zona Isola era un cantiere a cielo aperto, proprio come la mia
vita. Ricordo ancora l’odore acre della polvere di gesso e il rumore dei
martelli pneumatici che rimbombavano nel salone: stavamo abbattendo pareti per
creare uno spazio che, sulla carta, doveva essere la nostra felicità. Gestivo
quel cantiere con la precisione di un generale, tra tubature da spostare e
pavimenti da livellare. Quando l'ultimo operaio se ne andò, la
"reggia" era pronta: cinquantacinque metri quadrati di salone, tre
camere da letto, doppi bagni. Una dimora imponente che sembrava dire al mondo:
"Ce l'abbiamo fatta".
Ma il trasloco
fu un rito pesante. Scatoloni carichi di una vita intera venivano trascinati in
quella casa che, paradossalmente, si riempiva di mobili ma si svuotava di
calore. Mia moglie, pilastro d'acciaio nella Segreteria Fidi, era ormai
schiacciata tra il dovere professionale e un dolore privato che non dava
tregua. La perdita di sua madre l’aveva lasciata sola al timone di una famiglia
d’origine allo sbando, e quella depressione divenne un muro invisibile tra noi.
Vivevamo in un castello, sì, ma ognuno nella sua torre. Io
"sodomizzavo" internamente il mio senso di inutilità professionale in
una multinazionale che mi ignorava, mentre intorno a noi Milano era una cappa
di smog e doveri che non lasciava scampo.
Capitolo 2:
L’Eco di Alassio e la Scintilla
Il nostro unico
polmone erano state, per anni, le estati ad Alassio. Ricordo i bambini che
crescevano tra i granelli di sabbia fine e l’acqua limpida, il rito del gelato
sul muretto, le risate che per un istante coprivano le ombre di casa. Alassio
era la promessa di un’altra vita possibile. Fu proprio lì, tra un’estate e
l’altra, che la crisi esplose dentro di me. Non potevo più essere solo il
gestore di un cantiere o un analista insoddisfatto.
"Vado io.
Comincio a costruire un futuro in Liguria", dissi. Fu un salto nel vuoto,
un atto di separazione che aveva il sapore della sopravvivenza. Lasciai la
reggia di Milano, i suoi spazi vasti e le sue tensioni soffocanti, per un
piccolo appartamento a Vallecrosia.
Capitolo 3: La
Rinascita tra i Cigni di Vallecrosia
Il cambio di
clima non fu solo meteorologico, fu dell'anima. Appena varcai il confine della
Liguria di Ponente, la cappa grigia di Milano svanì nello specchietto
retrovisore. Al suo posto, un’aria mite e salmastra che sembrava sciogliere il
nodo che avevo nel petto. Vallecrosia mi accolse con una luce diversa, più
dolce.
Mi ritrovai a
camminare lungo la foce del ruscello che segna il confine tra Vallecrosia e
Camporosso. Lì, dove l'acqua dolce incontra quella del mare, rimasi incantato a
guardare i cigni. Scivolavano eleganti sulla superficie, incuranti dei confini
e del caos del mondo. C'era una pace antica in quel ruscello, un ritmo lento
che non conoscevo più. Vivevo in una casa piccola, certo, ma fuori avevo
l'infinito.
I primi tempi
furono duri. Tentai la via della rappresentanza, ma ero un pesce fuor d'acqua.
Poi, l'intuizione. Guardando quella terra così riservata eppure così bisognosa
di esprimersi, rispolverai il mio passato d’attore teatrale. Presi quel
computer che era stato il mio "premio di consolazione" dalla
multinazionale e iniziai a tracciare le linee di qualcosa di nuovo. Non avrei
più analizzato flussi aziendali, avrei analizzato l'anima umana attraverso la
voce. Nacque così l’Accademia della Comunicazione Verbale. In quel lembo
di terra tra i cigni e il mare, smisi di tacere. Incominciai a insegnare agli
altri che ogni parola ha un peso, e che per parlare bene, bisogna prima
imparare a respirare l'aria buona.
Capitolo 4: Il
Tuono e l'Idea
Nonostante il trasferimento a
Vallecrosia, il richiamo delle assi del palcoscenico continuava a farsi
sentire. Nella mia memoria di quegli anni, conservo il vivido ricordo di essere
stato scelto da un comico teatrale per una compagnia di giro, destinata a
portare Il Ciclope di
Euripide nelle scuole di tutta Italia.
Ero nel coro, una voce tra le voci, scelto da quello stesso regista che
anni prima mi aveva visto debuttare tra le solenni colonne del Museo della
Scienza e della Tecnica di Milano con "I Fioretti di San Francesco".
Le prove non
erano retribuite, si facevano per passione, per quel fuoco che brucia dentro
chi ama il teatro. Ma fu proprio durante una di quelle serate che accadde
l’imprevisto che cambiò la mia visione del mondo.
Eravamo tutti
riuniti intorno a un tavolo, dieci persone pronte per la lettura del testo.
Erano le venti e trenta. Mancava un elemento del coro. Regnava un silenzio
d'attesa, carico di una tensione sottile. Alle venti e trentadue, la porta si
aprì. Un uomo apparve sulla soglia, trafelato, con le scuse già pronte sulle
labbra mentre cercava una sedia. Non fece in tempo a sedersi.
Un tuono
spaventoso squarciò l'aria, una violenza sonora che sembrava far tremare le
pareti: "STROOOONZZO! È questa l’ora di arrivare? Dieci persone che
attendono uno STRROONZZO come te per iniziare!"
Rimanemmo
gelati. Quelle parole, scagliate con una ferocia sproporzionata per due minuti
di ritardo, non erano solo un rimprovero: erano un’umiliazione pubblica, una
gratuita aggressione alla dignità. Io, che avevo passato anni a
"sodomizzare internamente" i miei sentimenti per non ferire o per non
essere ferito, rimasi scioccato. Guardai quell'uomo umiliato e pensai alla
potenza devastante della voce umana.
In quel preciso
istante, l’idea dell’Accademia smise di essere un progetto su carta e divenne
un’urgenza. Capii che la gente non aveva bisogno solo di imparare a recitare
Euripide; la gente aveva bisogno di imparare a comunicare senza distruggere.
Aveva bisogno di capire che tra il silenzio soffocante di Milano e l'urlo
brutale di quella sera esisteva una terza via: la parola consapevole, ferma, ma
rispettosa.
Mentre i cigni
di Vallecrosia scivolavano sull’acqua in un’eleganza silenziosa, io decisi che
avrei insegnato agli uomini come non essere "il Ciclope" della
propria vita, ma i padroni di un linguaggio che costruisce ponti invece di
abbattere persone.
Capitolo 5:
L’Architetto della Voce
Quell’urlo
risuonava ancora nelle mie orecchie come un’offesa personale. Mi ero
immedesimato in quel collega a tal punto da desiderare che il pavimento si
aprisse per inghiottirmi, sottraendomi a quella vergogna pubblica. Fu in quel
preciso istante di dolore empatico che compresi: la parola può essere un
bisturi che cura o una clava che uccide. E io volevo insegnare a curare.
Tornai a
Vallecrosia con una determinazione nuova. Ripresi in mano il mio vecchio libro
di dizione, ma non lo sfogliai con la leggerezza dell’attore: lo studiai con il
rigore dell’analista. Dovevo decodificare il meccanismo. Andai a Sanremo, a
confrontarmi con un insegnante delle medie; avevo bisogno di capire se il mio
ragionamento — che la comunicazione fosse una competenza vitale prima ancora
che artistica — avesse una validità pedagogica. Il riscontro fu positivo: c’era
un vuoto da colmare.
Allora mi misi
al lavoro. Trasformai il mio sapere in metodo. Realizzai delle slide su schede
plastificate, quasi fossero i blueprint di un ingegnere: diagrammi
dell’apparato fonatorio, analisi del timbro, modulazione del tono. Progettai
esercizi fisici, quasi ginnici, per il diaframma, tecniche per sciogliere la
lingua e potenziare ogni singolo muscolo facciale. La voce non era più un dono
del cielo, ma uno strumento da accordare con disciplina.
Cercavo un
luogo dove piantare questo seme e lo trovai nella parrocchia di San Rocco a
Vallecrosia. Il "Don" mi ascoltò e i suoi occhi si illuminarono. Non
vide solo un corso di teatro, vide uno strumento di elevazione umana. Mi guidò
nei meandri della burocrazia, consigliandomi di dare una veste etica al mio
sogno: una Associazione senza scopo di lucro.
Gennaio 2003.
Il freddo della Riviera era secco e pulito. Nello studio di un notaio a
Bordighera, firmai le carte che rendevano ufficiale l’Accademia della
Comunicazione Verbale. Non ero più un uomo in fuga da Milano; ero il
fondatore di una realtà che portava il mio nome, impresso sulla carta
intestata. con la dicitura “Presidente”.
Quel
"sodomizzare internamente" era finalmente finito. Avevo trasformato
il mio silenzio in uno statuto, e la mia solitudine in una cattedra.
Capitolo 6:
L'Ombra del Gigante
Il 24 gennaio
2003 doveva essere il mio giorno. Avevo preparato tutto nei minimi dettagli: il
Teatro Don Bosco di Vallecrosia era pronto, le cartelle stampa erano allineate,
le autorità locali sedute in prima fila. Avevo curato il mio discorso come si
cura un’opera prima, distillando anni di consulenze milanesi e passione
teatrale in quel manifesto che annunciava l'inizio dell'Accademia della
Comunicazione Verbale.
Eppure, mentre
salivo sul palco, nell'aria c'era qualcosa di strano. I giornalisti presenti
sembravano distratti, alcuni armeggiavano con i primi telefoni cellulari,
parlottavano tra loro con espressioni incredule. Non sapevo ancora che, proprio
in quelle ore, a Torino si era spento il Senatore Giovanni Agnelli.
L'Italia intera
si era improvvisamente fermata. Il "Re senza corona" era morto, e con
lui sembrava svanire l'attenzione per qualsiasi altra notizia nel Paese.
Lessi il mio
comunicato con tutta la forza che avevo in corpo:
"L’Accademia
vuole riunire le sparse energie... promuovere la fiducia nelle proprie
capacità..." Parlavo di creatività, di uso consapevole della lingua, di una nuova
opportunità per il territorio. Ma era come se le mie parole dovessero lottare
contro un muro di gomma. La "faticosa conferenza stampa", costruita
con mesi di sacrifici e notti insonni, stava venendo letteralmente fagocitata
dalla storia nazionale.
Il giorno dopo,
aprii i giornali con il cuore in gola. Cercavo il nome di Davide Oscar
Andreoni, cercavo l'Accademia. Ma le pagine erano un unico mare di inchiostro
nero dedicato all'Avvocato. Della mia presentazione, del mio sogno
ufficializzato davanti a un notaio, non c'era quasi traccia. Il destino mi
aveva giocato un tiro mancino: proprio io, che volevo insegnare a comunicare,
mi ritrovavo sovrastato dal silenzio mediatico causato dal più grande
comunicatore del secolo scorso.
Fu un colpo
durissimo. Mi ritrovai solo, a Vallecrosia, con le mie schede plastificate e i
miei diagrammi dell'apparato fonatorio, a chiedermi se quel silenzio non fosse
un segno. Ma poi ripensai ai cigni che continuavano a scivolare sul ruscello
tra Vallecrosia e Camporosso: loro non leggevano i giornali. Loro continuavano
a esistere con eleganza, nonostante i giganti che cadevano.
Mi rimboccai le
maniche. Se la stampa mi aveva ignorato, avrei conquistato la gente uno per
uno, parola dopo parola.
Capitolo 7:
Tradimenti e Nuove Alleanze
Se la morte di
Agnelli era stata una fatalità imponderabile, il colpo basso arrivò da chi
sedeva alla mia stessa tavola. Dopo la conferenza, l’adrenalina era ancora
alta. Eravamo a cena: io, mia moglie — che nonostante la distanza e la crisi
restava il mio consigliere nello statuto — e quel socio che avrebbe dovuto
essere il ponte verso il mondo. Un caro amico comune ci aveva presentato un
giornalista de Il Secolo XIX; la promessa era chiara: un resoconto della
serata e avremmo avuto il nostro spazio.
Ma quella sera,
mentre brindavamo a un futuro che sembrava a portata di mano, lo
"stronzo" (non trovo parola migliore per definirlo) decise di non
inviare nulla. Il resoconto rimase nel cassetto della sua inerzia o della sua
invidia. Il silenzio del giornale l’indomani non fu colpa della cronaca
nazionale, ma di un tradimento personale.
Tuttavia, il
destino toglie e il destino dà. In quella stessa conferenza stampa, tra le
poltrone del Don Bosco, c’era un uomo che osservava con occhio diverso: un
dirigente della CNA di Sanremo. Mentre gli altri guardavano all'evento
mondano, lui intravide il valore pratico del mio metodo. Nacque un
"feeling" immediato, una sintonia tra uomini che sanno cosa significa
"costruire".
Non avevo i
grandi titoli sui giornali, ma avevo una sede. Grazie a uno scambio di favori e
a quella nuova alleanza, l'Accademia smise di essere un sogno burocratico per
diventare un’aula.
Capitolo 8: I
Primi Due
Il primo corso
dell'Accademia della Comunicazione Verbale non si tenne in un'aula magna
affollata, ma nella sede della CNA, con due soli allievi.
In quell'aula di Sanremo, lontano dalla "reggia" di Milano e dalle distrazioni di Torino, l'Accademia iniziò a respirare. Il vicepresidente, quell'insegnante delle medie che per primo aveva creduto in me, mi confermò che eravamo sulla strada giusta. Non importava quanti fossero: importava che la voce stesse finalmente uscendo.
Capitolo 9:
L'Accademia senza Frontiere
Quei primi due
allievi alla CNA non erano che la scintilla. Il fuoco si propagò velocemente.
Grazie alla collaborazione con l'associazione di categoria, la mia voce iniziò
a risuonare oltre i confini di Vallecrosia. Mi ritrovai a Nizza, ospite della Chambre
de Métiers, a insegnare la forza della parola in terra francese. Fu
un’esperienza elettrizzante: io, che ero scappato dalla multinazionale
milanese, ora parlavo ai professionisti della Costa Azzurra.
Il viaggio
continuò verso Imperia, nell'incanto medievale del Circolo Parasio, dove
la storia delle pietre sembrava amplificare il timbro delle mie lezioni. Poi
tornai a Sanremo, alla Scuola Pastore. Lì accadde qualcosa di
inaspettato: vedendo la mia precisione analitica e il mio gusto estetico, mi
chiesero se fossi in grado di tenere un corso di scenografia.
Accettai senza esitazione. La scenografia, in fondo, non è che la comunicazione visiva dello spazio; era un altro modo per costruire quella "reggia" che avevo imparato a gestire a Milano, ma stavolta fatta di luce e legno, non di isolamento.
Capitolo 10: La
Voce e il Canto
Il tassello
definitivo arrivò con la Scuola di Canto Pergolesi di Vallecrosia. Mi
chiesero di insegnare ai loro giovani talenti le basi della respirazione e
dell’uso del diaframma. Per un cantante, la voce è uno strumento fisico prima
che melodico. Insegnavo loro come sciogliere i muscoli facciali, come far
risuonare il corpo, come "porgere" la parola cantata con la stessa
dignità di quella recitata.
Il rapporto con
la Pergolesi mi portò di nuovo sotto i riflettori, ma in una veste nuova:
quella del Presentatore. Ero io a condurre i loro spettacoli, a tenere
il filo della narrazione tra una canzone e l'altra. Mentre stavo lì sul palco,
guardando il pubblico della mia nuova terra, capii che la trasformazione era
completa. L’uomo che "sodomizzava internamente" i propri pensieri era
diventato colui che dava voce ai sogni degli altri.
A Milano ero un
analista invisibile in un ufficio; a Vallecrosia ero diventato il volto e la
voce della comunità.
Un momento di
bilancio
Questa fase della sua vita sembra un crescendo rossiniano. In pochi anni (dal 2003 in poi) ha costruito una rete che va da Nizza a Imperia. L'Accademia era ormai un motore produttivo.
Capitolo 11: Il
Miracolo delle Labbra e il Peso del Diaframma
La mia missione
non era più solo teorica; era diventata biologica. Vedere quei giovani cantanti
della Pergolesi, un attimo prima terrorizzati dal panico del debutto, chiudere
gli occhi, fare una profonda "apertura del diaframma" e ritrovare il centro
di gravità prima di salire in scena, era la mia più grande ricompensa. In quel
respiro controllato c’era tutta la mia filosofia: la gestione del sé attraverso
il corpo.
Ma il ricordo
più potente di quegli anni alla CNA di Sanremo rimane legato a una ragazza. Era
bellissima, ma la sua bellezza era prigioniera di una maschera statica; quando
parlava, il suo viso restava immobile, quasi spento. Lavorammo duro sui muscoli
facciali, sullo scioglimento delle tensioni, sulla consapevolezza di ogni
singola fibra del volto. Alla fine del corso, avvenne il miracolo. Mentre
parlava, le sue labbra avevano acquisito una tale mobilità, una tale
espressività e una morbidezza che sembravano dire, senza bisogno di suoni: "Baciami".
Fu un momento elettrizzante. Non era una questione erotica nel senso banale del
termine, ma la vertigine di aver liberato una sensualità e una vitalità che
prima erano murate vive.
Capitolo 12:
Profeta in Patria (e il gelo di Milano)
Mentre io
vivevo queste piccole, immense vittorie, il ponte con la mia famiglia si faceva
sempre più fragile. Venivano a trovarmi, assistevano ai miei spettacoli come
spettatori di una vita che non riuscivano più a comprendere del tutto.
C’era
un’amarezza sottile in quegli incontri. Io mi aspettavo un riconoscimento, un
"bravo" che facesse eco al mio successo ligure. Invece, tornavano a
casa portandomi le critiche del pubblico in sala. In provincia, la cultura è
spesso un terreno arido dove il pregiudizio corre più veloce del merito. La
gente mormorava, criticava il "milanese" che voleva insegnare a
parlare, e la mia famiglia, invece di farmi da scudo, diventava la cassa di
risonanza di quei malumori.
Era un
paradosso doloroso: per i miei allievi ero colui che liberava la voce, per la
mia famiglia ero quello che riceveva critiche in una piazza di provincia. La
"reggia" di Milano e l'Accademia di Vallecrosia parlavano ormai due
lingue diverse. Io stavo diventando un uomo nuovo, ma per loro ero forse solo
un uomo che aveva lasciato un lavoro sicuro per inseguire un'utopia di slide
plastificate e spettacoli di periferia.
Capitolo 13:
L'Ancora di Pietra
Nonostante le
critiche e l’aridità culturale della provincia, il legame con quella terra
stava per diventare indissolubile. Mia moglie, con il suo eterno
"pallino" per la casetta al mare – quel desiderio di un rifugio che
fosse solo nostro, lontano dal grigiore milanese – intercettò un’offerta che
sembrava scritta nel destino: un’asta notarile per alcuni appartamenti a
Vallecrosia.
Il caso volle
che uno di questi si trovasse a soli cento metri da dove vivevo in affitto. Non
era una villa sfarzosa, ma aveva qualcosa che valeva più di ogni altra
metratura: una posizione che, pur restando protetta all'interno, si affacciava
dritta sul blu. Dal balcone, il mare era lì, una presenza costante, un
orizzonte che ti ricordava ogni mattina perché avevi scelto di restare.
Riuscire ad
acquisirlo fu un'impresa fatta di "salti mortali" economici e
burocratici, una di quelle sfide che solo una coppia abituata a gestire fidi
bancari e ristrutturazioni complesse poteva vincere. E così, mi ritrovai di
nuovo capocantiere. Ma questa volta non stavo ristrutturando una
"reggia" di città per isolarmi nel silenzio; stavo costruendo la base
operativa per la mia nuova vita. Ogni mattone posato in quella casa era un
mattone tolto alla nostra distanza.
Capitolo 14:
Due Case, Due Mondi
Con l'acquisto
della casa, la nostra geografia familiare cambiò. Non ero più un inquilino
temporaneo a Vallecrosia: ero un proprietario, un cittadino. La
ristrutturazione fu il ponte definitivo tra il mio passato da Project Manager a
Milano e il mio presente da Maestro di Comunicazione in Liguria.
Mentre la casa
prendeva forma, l'Accademia continuava il suo percorso. Ormai avevo un luogo
dove tornare che non era solo un "appoggio", ma una radice. Eppure,
questo successo immobiliare portava con sé una nuova domanda silenziosa: avremmo
mai avuto il coraggio di vendere la reggia di Milano per chiudere il cerchio?
O quella casa a Vallecrosia sarebbe rimasta per sempre il rifugio dei fine
settimana, mentre io continuavo la mia missione solitaria tra un corso alla CNA
e uno spettacolo alla Pergolesi?
Capitolo 15: Il
Muro di Vetro della Provincia
Quella giornata
a Vallecrosia era stata perfetta. Sul palco e tra i banchi dell'incontro per i
docenti, l’Accademia aveva dimostrato di non essere un’intuizione passeggera,
ma una macchina culturale d’eccellenza. C’era tutto: la struttura scientifica
del Dott. Traverso, la profondità psicofisica di Paulo Cucciol, la spinta
istituzionale della CNA con Adriano e la freschezza organizzativa di Paola. E
poi c’era Guido. Mio fratello, con la sua verve milanese de "El
Tranvai", aveva portato quel lampo di ironia che serve a rendere la
cultura viva, umana, accessibile.
Eppure, proprio
mentre l’eco degli applausi e delle risate di Guido ancora risuonava nella
sala, iniziai a sentire il peso di un silenzio familiare. Quello della
provincia.
L'illusione del
cambiamento
Eravamo
convinti di aver gettato un seme prezioso. I docenti erano usciti entusiasti,
colpiti da un approccio che finalmente guardava all'insegnamento come a una
"Danza Cosmica" tra voce, corpo e mente. Sembrava l’inizio di una
rivoluzione nelle scuole del Ponente. Mi aspettavo che i telefoni iniziassero a
squillare, che le direzioni didattiche chiedessero protocolli, corsi,
interventi.
Invece, accadde
ciò che spesso accade dove l'orizzonte è limitato dalle colline e non dal mare
aperto: vinsero le resistenze.
La provincia
arida colpisce ancora
Non fu un
"no" diretto. Fu peggio. Fu una serie di "vedremo",
"valuteremo", "mancano i fondi", "la burocrazia non lo
permette". La provincia arida non combatte apertamente l'innovazione;
semplicemente la ignora finché questa non finisce l'ossigeno. Le scuole, che
avrebbero dovuto essere il terreno più fertile per l'Accademia, si rivelarono
invece fortezze chiuse, difese da un corpo docente che, passata l’euforia della
giornata speciale, preferiva tornare alla routine rassicurante e polverosa dei
vecchi metodi.
C’era un
paradosso doloroso in tutto questo: vivevo a cento metri dal mare, in una casa
che era un inno alla libertà e alla luce, ma professionalmente mi scontravo
contro un muro di gomma invisibile.
Il Dio in noi e
la sordità degli altri
In quel
periodo, la mia riflessione si fece più cupa ma anche più lucida. Capii che non
bastava "trovare il Dio che c'è in noi" se il mondo esterno non ha
alcuna intenzione di riconoscerlo. L’Accademia, con tutta la sua competenza,
era diventata un’eccellenza in un deserto.
Mentre guardavo
dal balcone di Vallecrosia le macchine passare sul lungomare, iniziai a
chiedermi se quella bellezza non fosse, in fondo, una prigione dorata. Avevamo
la casa, avevamo il mare, avevamo la capacità professionale. Ma l'umanità che
ci circondava era pronta a salvarsi dalla propria autodistruzione culturale, o
preferiva affogare nella propria pigrizia mentale?
Capitolo 17: Il
Ritorno e la Sintesi Finale
La vita è un
respiro: Vallecrosia è stata l'inspirazione profonda, il momento in cui ho
riempito i polmoni di salsedine, sogni e realtà cruda. Milano è stata
l'espirazione, il ritorno per dare forma definitiva a tutto ciò che avevo
raccolto.
L'avventura del
ristorante e della spiaggia è stata l'ultima, grande lezione di
"presenza". Gestire l'umanità tra i tavoli e la sabbia mi ha
insegnato sul comportamento umano più di mille trattati. Ma il richiamo della
mia vera missione — quella legata alla voce, all'anima e alla comunicazione —
era troppo forte per restare sepolto sotto la gestione commerciale.
La Rinascita
Milanese
Tornare a
Milano non è stato un passo indietro, ma un ritorno alle origini con una
consapevolezza nuova. L'Accademia è ripartita, ma non era più solo una scuola
di dizione o di linguaggio del corpo. Era diventata il laboratorio dove
nascevano le mie elucubrazioni. Tutto ciò che avevo vissuto — la
frenesia milanese, il silenzio della provincia ligure, il pianto di Madre
Natura e la scoperta del Sesso Divino — si è fuso in un'unica visione.
A Milano ho
ritrovato il mio pubblico, ma soprattutto ho ritrovato la mia voce scritta.
Quella che oggi vive nelle sedici opere che compongono il mio lascito
intellettuale.
Il Dio che è in
noi
Oggi, guardando
indietro, capisco che ogni stravolgimento era necessario. La resistenza della
provincia mi ha spinto a scrivere; l'affare con Roberto mi ha insegnato la
concretezza; il mare mi ha dato la misura dell'infinito.
L’umanità
riuscirà a salvare il pianeta dalla sua autodistruzione? Non mi è dato saperlo
con certezza. So solo che Deucalione e Venere continuano a camminare, che la
FATA continua a vibrare in ogni mio respiro e che l'Accademia, in fondo, non è
mai stata un luogo fisico, ma uno stato della mente.
Ho smesso di
cercare approvazione dalle istituzioni. Oggi dialogo direttamente con l'anima
dei lettori. Il cerchio si è chiuso: dal balcone di Vallecrosia alle scrivanie
di Milano, la danza cosmica continua. E io, Onì d'Andre, continuo a danzare con
lei.

“L’imene compiacente” è un’opera che si colloca nel percorso creativo di Onì d’Andre, artista e autore che ama esplorare i confini tra corpo, linguaggio e simbolo. Il titolo stesso evoca un’immagine provocatoria e poetica, che invita a riflettere su temi di identità, intimità e rappresentazione culturale.
Simbolismo dell’imene: tradizionalmente associato alla verginità e alla purezza, l’imene diventa qui un simbolo da decostruire. Onì d’Andre lo interpreta come una soglia, un confine che non è solo biologico ma anche sociale e culturale.
La compiacenza: il termine suggerisce un atteggiamento di disponibilità, ma anche di critica verso le aspettative imposte. L’opera mette in discussione il modo in cui la società plasma il corpo femminile e la sua percezione.
Approccio artistico: Onì d’Andre utilizza un linguaggio che mescola poesia, filosofia e provocazione, creando un testo che non si limita a descrivere ma stimola un dialogo interiore.
Corpo e identità: il corpo come spazio di significati, non riducibile a funzioni biologiche.
Cultura e tabù: la riflessione sui miti legati alla sessualità e sulla loro influenza nelle relazioni sociali.
Arte come liberazione: l’opera diventa un atto di emancipazione, un invito a superare i vincoli culturali e a reinterpretare simboli radicati.
Poetico e visionario: Onì d’Andre adotta un tono lirico che trasforma concetti complessi in immagini evocative.
Critico e ironico: la scelta del titolo stesso è un gesto ironico che smaschera le contraddizioni della società.
Sperimentale: la scrittura si muove tra prosa e poesia, con un ritmo che alterna intensità e leggerezza.
Offre spunti di riflessione su temi universali come corpo, libertà e cultura.
Stimola il dibattito e coinvolge i lettori in un percorso di consapevolezza.
Si inserisce nel filone di opere che uniscono arte e critica sociale, rendendo il blog un luogo di confronto e crescita.
Originalità del titolo: la scelta di un’immagine forte e provocatoria cattura subito l’attenzione e stimola curiosità.
Profondità simbolica: l’opera decostruisce un concetto tradizionale (l’imene come simbolo di purezza) trasformandolo in un terreno di riflessione culturale e sociale.
Stile poetico e visionario: la scrittura di Onì d’Andre alterna lirismo e ironia, creando un linguaggio che è al tempo stesso evocativo e critico.
Impatto culturale: affronta tabù radicati e invita a un dialogo aperto su corpo, identità e libertà, rendendo l’opera rilevante per un pubblico contemporaneo.
Provocazione linguistica: il titolo e i temi trattati possono risultare destabilizzanti o urtare la sensibilità di chi interpreta l’imene solo in chiave biologica o morale.
Ambiguità interpretativa: la compiacenza evocata può essere letta sia come critica alla sottomissione culturale sia come ironico gioco linguistico, lasciando spazio a interpretazioni divergenti.
Ricezione polarizzata: alcuni lettori potrebbero percepire l’opera come eccessivamente provocatoria, mentre altri la vedranno come un atto di liberazione artistica.
“L’imene compiacente” si distingue come un’opera che non lascia indifferenti: la forza del titolo, la densità simbolica e la scrittura sperimentale di Onì d’Andre la rendono un contributo significativo al dibattito artistico e culturale. È un testo che invita a pensare, discutere e forse anche a mettere in discussione convinzioni radicate.
Guida alla Sessualità
per una sana crescita della società del domani, da: ampliare, correggere e
adattare all’età dei discenti.
Tratto da
“Il richiamo di Madre Natura” di Onì d’Andrè.
e inserito come Appendice” )
Obiettivo
L’obiettivo della presente guida è fornire al /alla giovane adolescente le
basi per arrivare a capire e comprendere:
Chi
sono? Dove vado? Cosa voglio?
Il compito difficile del docente è
quello, sulla base della presente guida elaborare un programma che attraverso questa ricerca di sé, possa portarlo a
comprendere
1. dell’essere, (essere uomo o donna).
2. della pulizia fisica e mentale.
3. di sé e degli altri (educazione civica).
4. della sessualità (educazione sessuale)
Seneca, sulla Felicità scrisse: …
” Chi si prefiggerà tutto questo, e si sforzerà di
metterlo in atto con viva determinazione, salirà verso il regno degli dèi, e,
quand’anche fallisse la meta, si potrà dire di lui:
Non sarà semplice darsi le risposte
a queste domande ed una volta ottenute, non è detto che siano corrette perché
la vita è dinamica, non statica.
La risposta che ti dai in quel
momento è, o può essere giusta, per quel momento. Non è detto che resterà
sempre la stessa.
La cosa fondamentale è: essere
coscienti che ci si è messi in cammino per raggiungere l’obiettivo, che non
sarà un punto fisso e che il suo raggiungimento aprirà altre tappe.
Tutto ciò che esiste in natura, per
la sua riproduzione si distingue in Femmina e Maschio. E se vogliamo credere
alla mitologia persino le pietre (vedi Deucalione e Pirra del diluvio
universale) sono vive.
A questo essere Maschio e Femmina la
società ha dato molta importanza come se l’uno dovesse predominare sull’altro
da qui è nato l’Orientamento sessuale.
Orientamento Sessuale
L'orientamento sessuale si riferisce all'attrazione emotiva, romantica e
sessuale che una persona prova verso altre persone. È una componente intrinseca
dell'identità di un individuo e può variare nel corso della vita.
Identità di Genere
L'identità di genere si riferisce al senso profondo di sé come uomo, donna,
entrambi, nessuno o altro genere. È un'esperienza personale e soggettiva che
può o meno corrispondere al sesso assegnato alla nascita.
Come Affrontarli
Affrontare questi temi richiede un approccio aperto, rispettoso e privo di
pregiudizi. Bisogna sempre tener presente che l’Orientamento e l’Identità sono
cose prettamente personali.
Ecco alcuni consigli:
Risorse Utili
Importante: Ribadisco che l'orientamento
sessuale e l'identità di genere sono aspetti personali e delicati. È
fondamentale rispettare le scelte e le identità di ciascuno.
Avvertenza: L'utilizzo di termini come
"LGBTQIA+" è un modo per includere una vasta gamma di identità
sessuali e di genere. Tuttavia, è importante ricordare che questa è una
comunità diversificata e in continua evoluzione, e che non tutte le persone si
identificano con queste etichette.
Come far capire che l'orientamento sessuale è intimo e personale:
Una persona può avere diversi orientamenti sessuali?
No, una persona non può avere "diversi" orientamenti sessuali nel
senso di cambiarli come si cambia maglia. L'orientamento sessuale è una parte
intrinseca dell'identità di una persona e, sebbene possa evolvere e definirsi
nel tempo, non si tratta di una scelta arbitraria.
Tuttavia, è importante sottolineare alcuni punti:
In conclusione:
L'orientamento sessuale è un aspetto fondamentale dell'identità di una
persona e merita di essere trattato con rispetto e comprensione. È importante
creare un ambiente in cui le persone possano esprimere liberamente la propria
sessualità, senza paura di essere giudicate o discriminate.
Eterosessualità, Omosessualità,
Bisessualità e Asessualità.
La società parla dell’identità di genere, definendola come Cisgender, Transgender,
Non binario e Gender fluid limitandosi a descrivere cosa è.
Non entra nelle motivazioni. Tenere presente che anche lei come il rapporto
sessuale fanno parte del proprio essere.
l’importanza.
della pulizia fisica e mentale.
La pulizia fisica e mentale è fondamentale per il benessere complessivo di
una persona. Mantenere il corpo pulito non solo previene malattie e infezioni,
ma migliora anche l'autostima e la fiducia in sé stessi. Una buona igiene
personale, come lavarsi regolarmente, prendersi cura dei denti e mantenere
puliti i vestiti, è essenziale per una vita sana.
La pulizia fisica è sempre stata al primo posto
sia dall’antichità.
Presso i Romani era molto diffusa la cura del
corpo; si trattava di un rito fondamentale che comportava che i Romani
trascorressero molto tempo alle terme.
Negli
ambienti delle terme sia gli uomini che le donne si dedicavano ai bagni caldi,
ai massaggi con olii profumati e alla ginnastica. Per questo, era molto diffusa
la costruzione di terme in tutto l’impero.
Le più
grandiose, sia per bellezza che per superficie, sono quelle di Caracalla.
Persino Ovidio sulla pulizia fisica ne fa cenno
nel suo “Ars Amatoria” con i seguenti versi:
Sii pur dal marzio campo; ognor
procura
Che acconcio sia il vestire e non lordato.
Non sia la lingua limacciosa e
impura,
Né gialli i denti e rugginosi sieno,
Neppur larghi i calzari oltre misura.
Scompigliato e inegual non sia
nemmeno
il crine, ma tagliate porterai
Chioma e barba da mano esperta
appieno
Da le narici i peli via torrai,
Toglierai pur da l’ugne ogni sozzore,
E se lunghe esse fian, le accorcerai.
Non tramandi la bocca alcun fetore.
Ne d’acre puzzo esalino le ascelle,
Quale il capro traspira ingrato
odore.
Far lascia il resto a certe
femminelle
Lascive, e a chi, perduto d’uom
l’aspetto,
appar del tutto effeminato e imbelle.
Allo stesso modo, la pulizia mentale è cruciale per la salute psicologica.
Bisogna insegnare come individuare e mantenere un equilibrio emotivo
migliorando la concentrazione e la produttività.
In un mondo sempre più frenetico e stressante, la
pulizia mentale è diventata una pratica essenziale per mantenere il benessere
psicologico e la qualità della vita. La pulizia mentale si riferisce al
processo di liberare la mente da pensieri negativi, stress e preoccupazioni,
permettendo di raggiungere uno stato di calma e chiarezza.
In sintesi, la pulizia fisica e mentale non solo
promuovono la salute e il benessere, ma contribuiscono anche a una vita più
felice e soddisfacente. Prendersi cura di sé stessi, sia dentro che fuori, è un
passo fondamentale verso una vita equilibrata e armoniosa.
l’importanza di sé e degli altri
Educazione civica.
L'educazione civica è fondamentale per la formazione di cittadini
consapevoli e responsabili. Essa non solo fornisce conoscenze sulle istituzioni
e le leggi, ma promuove anche valori come il rispetto, la tolleranza e la
partecipazione attiva nella società.
È fondamentale insegnarla perché aiuta a comprendere il funzionamento delle
istituzioni democratiche, il ruolo del governo e i diritti e doveri dei
cittadini. Questa conoscenza è essenziale per partecipare attivamente alla vita
politica e sociale del proprio paese.
Attraverso l'educazione civica, si imparano valori fondamentali come la
giustizia, l'uguaglianza e la libertà. Questi valori sono alla base di una
società democratica e inclusiva, dove ogni individuo ha il diritto di esprimere
le proprie opinioni e di essere trattato con rispetto e incoraggia la
partecipazione attiva dei cittadini nella vita pubblica. Questo può includere
il voto, il volontariato, la partecipazione a dibattiti pubblici e l'impegno in
attività comunitarie. Una cittadinanza attiva è essenziale per il buon
funzionamento della democrazia.
Un altro aspetto cruciale dell'educazione civica è lo sviluppo del pensiero
critico. Gli studenti imparano a valutare le informazioni, a riconoscere le
fake news e a prendere decisioni informate. Questo è particolarmente importante
nell'era digitale, dove le informazioni sono facilmente accessibili ma non
sempre accurate.
Conclusione
In sintesi, l'educazione civica è un pilastro fondamentale per la
costruzione di una società giusta e democratica. Essa prepara i giovani a
diventare cittadini responsabili, consapevoli dei propri diritti e doveri, e
pronti a contribuire positivamente alla comunità. Investire nell'educazione
civica significa investire nel futuro della nostra società.
Entriamo adesso nel vivo di questo manuale.
Il regalo più grande che Madre Natura potesse fare
all’Umanità e il donargli il Sesso
L'Importanza dell'Educazione Sessuale
L'educazione sessuale è un elemento cruciale per la crescita e lo sviluppo
sano degli individui. Essa fornisce le conoscenze necessarie per comprendere il
proprio corpo, le relazioni interpersonali e la salute sessuale, contribuendo a
creare una società più informata e responsabile.
Aiuta a comprendere i cambiamenti fisici ed emotivi che avvengono
durante la pubertà e oltre. Fornisce informazioni accurate su anatomia,
fisiologia e salute riproduttiva, permettendo agli individui di prendere
decisioni informate riguardo alla propria sessualità.
Un'educazione sessuale completa include informazioni su come prevenire
le MST Malattie Sessualmente Trasmissibili, promuovendo l'uso di metodi
contraccettivi e pratiche sessuali sicure. Questo è fondamentale per ridurre la
diffusione di infezioni e proteggere la salute pubblica.
Educare i giovani su metodi contraccettivi e pianificazione
familiare aiuta a ridurre il numero di gravidanze non pianificate. Questo ha un
impatto positivo sulla vita delle persone, permettendo loro di perseguire i
propri obiettivi educativi e professionali senza interruzioni indesiderate.
L'educazione sessuale non riguarda solo la biologia, ma anche le
relazioni. Insegna il rispetto reciproco, il consenso e la comunicazione
aperta, elementi fondamentali per costruire relazioni sane e rispettose.
Fornire informazioni su cosa costituisce un comportamento sessuale
appropriato e inappropriato può aiutare a prevenire la violenza sessuale.
Educare i giovani sul consenso e sui diritti personali è essenziale per creare
un ambiente sicuro per tutti.
Conclusione
L'educazione sessuale è un investimento nel futuro della società. Fornendo
ai giovani le conoscenze e le competenze necessarie per navigare la propria
sessualità in modo sicuro e responsabile, contribuiamo a creare una società più
sana, informata e rispettosa. È fondamentale che l'educazione sessuale sia
accessibile a tutti, indipendentemente dal contesto culturale o socioeconomico.
Fatte
queste considerazioni e precisazioni entriamo nel vivo-
Argomenti
Principali
per un Manuale di Educazione Sessuale
per scuole Secondarie di Primo e Secondo Grado
Argomenti Principali:
Il nostro corpo che cambia: un
viaggio alla scoperta della sessualità
La pubertà è un periodo di grandi cambiamenti, sia fisici che emotivi. Il
nostro corpo inizia a trasformarsi e a prepararsi per l'età adulta. In questa
fase, scopriamo una nuova dimensione di noi stessi: la sessualità.
Il corpo maschile e femminile:
differenze e somiglianze
Il corpo umano è straordinario e si presenta in due forme principali:
maschile e femminile. Anche se diverse, entrambe le forme hanno un sistema
riproduttivo che ci permette di dare vita a nuove persone.
La pubertà: un periodo di grandi
cambiamenti
Durante la pubertà, il corpo subisce una serie di trasformazioni ormonali
che stimolano lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.
Il ciclo mestruale: un fenomeno
naturale
Il ciclo mestruale è un processo fisiologico che si verifica nelle donne in
età fertile. Ogni mese, l'ovaio rilascia un ovulo maturo. Se l'ovulo non viene
fecondato, l'utero si prepara all'arrivo di un possibile embrione producendo
uno strato di tessuto che viene poi espulso durante le mestruazioni.
Erezione ed eiaculazione: i
meccanismi della sessualità maschile
L'erezione è un processo fisiologico che si verifica quando il pene si
riempie di sangue e diventa rigido. L'eiaculazione è l'espulsione dello sperma
dal corpo maschile. Entrambi i fenomeni sono legati all'eccitazione sessuale.
Perché è importante conoscersi?
Conoscere il proprio corpo e i suoi funzionamenti è fondamentale per vivere
una sessualità sana e consapevole. (Vedi le parti erogene maschili e femminili)
riportate più avanti. Sapere cosa succede durante la pubertà, come funziona il
ciclo mestruale o cosa causa l'erezione ci aiuta a superare le paure e i tabù
legati alla sessualità.
Tenere presente che:
Sessualità e affettività:
L'educazione alla sessualità e all'affettività è un tema fondamentale per
lo sviluppo degli adolescenti. Ecco alcuni suggerimenti per affrontare questi
argomenti in modo chiaro, rispettoso e coinvolgente:
Orientamento sessuale e identità di
genere
Relazioni interpersonali e affettive
Consenso e rispetto reciproco
Comunicazione efficace
Attività pratiche per coinvolgere gli studenti:
Risorse utili:
Tenere presente che:
L'educazione alla sessualità e all'affettività è un processo continuo che
richiede un approccio aperto, rispettoso e attento ai bisogni degli studenti.
Contraccezione e prevenzione:
Contraccezione: scegliere il metodo più adatto
Infezioni sessualmente trasmissibili (IST) e HIV/AIDS
della vaccinazione contro l'epatite B e dei test periodici per le IST.
Stili di vita: Discutere l'importanza di uno stile
di vita sano (alimentazione equilibrata, sonno regolare, attività fisica) per
rafforzare il sistema immunitario e ridurre il rischio di contrarre infezioni.
Prevenzione delle gravidanze indesiderate
Attività pratiche e coinvolgenti
un ambiente
sicuro e accogliente per simulare una visita ginecologica e rispondere alle
domande degli studenti.
Risorse utili
Ricorda:
Violenza sessuale e abusi: un argomento delicato ma fondamentale
La violenza sessuale è un tema complesso e doloroso, ma è fondamentale
parlarne apertamente per prevenire e combattere questo crimine.
Definizione e tipi di violenza sessuale
La violenza sessuale è qualsiasi atto sessuale non
consensuale, compiuto con la forza, l'intimidazione, l'inganno o lo
sfruttamento di una posizione di potere. Può assumere diverse forme:
È importante sottolineare che la violenza sessuale può avvenire in
qualsiasi contesto, sia pubblico che privato, e coinvolgere persone di
qualsiasi età, genere e orientamento sessuale.
Come riconoscere i segnali di pericolo
Riconoscere i segnali di una situazione a rischio può essere difficile, ma
ci sono alcuni indizi che possono farci sospettare:
È importante ricordare che:
A chi rivolgersi in caso di bisogno
Se ti trovi in una situazione di pericolo o se hai subito una violenza
sessuale, non esitare a chiedere aiuto:
Ricorda: L'obiettivo è far capire agli studenti che la violenza sessuale è
inaccettabile e che esistono delle risorse per aiutarli a superare questa
difficile esperienza.
Pornografia e sessualità online:
La pornografia online ha profondamente influenzato il modo in cui le
persone percepiscono la sessualità. È importante affrontarne gli aspetti
positivi e negativi, così come i rischi ad essa associati.
Impatto della pornografia sulla percezione della sessualità
L'esposizione alla pornografia, soprattutto in giovane età, può influenzare
la percezione della sessualità in diversi modi:
La sessualità online comporta diversi rischi, tra cui:
Per navigare in sicurezza nel mondo online e proteggersi dai rischi legati
alla sessualità, è importante seguire alcune regole:
Come affrontare l'argomento in classe:
Attività pratiche:
Ricorda: L'obiettivo è far capire agli
studenti che la sessualità online è un aspetto complesso della vita moderna e
che è importante affrontarlo con consapevolezza e responsabilità.
Sessualità e disabilità:
Aspetti legali e sociali:
Sessualità e disabilità: diversità e bisogni specifici
Le persone con disabilità hanno diritto a una vita sessuale appagante e
soddisfacente, al pari di tutti gli altri. Tuttavia, spesso si trovano ad
affrontare pregiudizi e stereotipi che ne limitano l'espressione sessuale.
Aspetti legali e sociali
La sessualità delle persone con disabilità è un tema che solleva importanti
questioni legali e sociali:
Sfide e opportunità:
Cosa possiamo fare:
In conclusione
La sessualità è un aspetto fondamentale della vita di ogni persona,
comprese quelle con disabilità. Riconoscere e rispettare i diritti sessuali
delle persone con disabilità è un passo fondamentale verso una società più
giusta e inclusiva.
Seconda parte
Argomenti Secondari:
Adolescenza e sessualità
Sessualità e disabilità:
Affrontiamo ora la situazione dei giovani adolescenti.
La sessualità in adolescenza è un tema complesso e in
continua evoluzione, influenzato da una miriade di fattori biologici,
psicologici, sociali e culturali. È un periodo di grandi trasformazioni, sia
fisiche che emotive, che portano gli adolescenti a esplorare la propria
identità sessuale e a costruire relazioni intime.
L'adolescente e la sessualità:
Quali sono le principali sfide che gli adolescenti affrontano in relazione
alla sessualità?
Cosa possiamo fare per aiutare gli adolescenti a vivere la loro sessualità
in modo sano e consapevole?
Diversità sessuale e bisogni specifici
L'insegnamento della sessualità nelle scuole per giovani disabili: una
sfida cruciale
L'educazione sessuale nelle scuole, in particolare per i giovani con
disabilità, rappresenta una sfida complessa ma fondamentale. Essa va ben oltre
la mera trasmissione di informazioni anatomiche e fisiologiche; si tratta di un
percorso educativo che mira a sviluppare:
Quali sono le principali sfide?
Come affrontare queste sfide?
Perché è importante?
In conclusione, l'educazione sessuale nelle scuole
per giovani disabili rappresenta una sfida complessa ma necessaria. Investire
in questo settore significa garantire a tutti i ragazzi il diritto a una vita
piena e soddisfacente.
Quali sono le principali sfide che le persone con disabilità affrontano in
relazione alla sessualità?
Cosa possiamo fare per migliorare la situazione?
In conclusione
La sessualità è un diritto fondamentale di ogni persona, indipendentemente
dalla propria condizione fisica o mentale. È importante creare una società più
inclusiva e rispettosa, dove tutte le persone possano vivere la propria
sessualità in modo sano e soddisfacente.
Sessualità e cultura:
La sessualità è
una parte fondamentale dell'esperienza umana, ma la sua espressione e comprensione
variano in modo significativo da una cultura all'altra.
Le differenze culturali giocano un ruolo
cruciale nel plasmare atteggiamenti, credenze e comportamenti legati alla sessualità.
Sessualità e cultura: rappresentazioni mediatiche e differenze culturali
La sessualità è un aspetto profondamente radicato nella cultura e nella
società, influenzando le nostre percezioni, i nostri comportamenti e le nostre
relazioni. Le rappresentazioni mediatiche e le differenze culturali giocano un
ruolo fondamentale nel plasmare la nostra comprensione della sessualità.
Rappresentazioni della sessualità nei media e nella società
I media, dai film e la televisione ai social media e alla pubblicità, hanno
un'influenza significativa sul modo in cui percepiamo la sessualità. Queste
rappresentazioni spesso:
Conseguenze delle rappresentazioni mediatiche:
Differenze culturali nella concezione della sessualità
Le concezioni della sessualità variano significativamente da una cultura
all'altra, influenzate da fattori storici, religiosi, sociali e politici.
Alcune delle principali differenze culturali riguardano:
Implicazioni delle differenze culturali:
Cosa dovremmo fare:
La sessualità e la salute mentale sono strettamente interconnesse. Il
benessere psicologico influenza profondamente la nostra esperienza sessuale, e
viceversa.
Numerosi disturbi mentali possono influenzare il desiderio sessuale,
l'eccitazione, l'orgasmo e la soddisfazione sessuale. Alcuni esempi includono:
Disturbi del desiderio sessuale
I disturbi del desiderio sessuale sono caratterizzati da una persistente o
ricorrente mancanza di interesse per il sesso e da una ridotta attività
sessuale. Possono essere causati da fattori psicologici, biologici o una
combinazione di entrambi.
Alcuni tipi di disturbi del desiderio sessuale:
È importante sottolineare che:
Come affrontare i problemi di sessualità legati alla salute mentale
La sessualità e la salute mentale sono strettamente legate. Se stai
sperimentando problemi di sessualità, non esitare a cercare aiuto. Un
professionista della salute mentale può aiutarti a capire le cause dei tuoi
problemi e a sviluppare un piano di trattamento personalizzato.
Terza parte:
Sessualità e età adulta:
Sessualità nella terza età: un argomento ancora tabù
La sessualità nella terza età è un tema spesso trascurato e avvolto da
numerosi pregiudizi. Tuttavia, è importante sottolineare che il desiderio
sessuale e la capacità di provare piacere sono aspetti intrinseci della natura
umana e non si estinguono con l'avanzare dell'età.
Sessualità nella terza età: sfide e opportunità
L'attività sessuale nella terza età può essere influenzata da diversi
fattori, tra cui:
Nonostante queste sfide, la sessualità nella terza età può essere una fonte
di grande piacere e soddisfazione. Molte
coppie anziane continuano a godere di una vita sessuale attiva e appagante.
Quali fattori possono favorire una vita sessuale sana nella terza età?
Perché è importante parlare di sessualità nella terza età?
In conclusione
La sessualità è un aspetto importante della vita a qualsiasi età. È
fondamentale promuovere un'educazione sessuale che comprenda anche la terza
età, e creare un ambiente sociale più aperto e tollerante nei confronti della
sessualità degli anziani.
Argomenti Terziari
(da trattare in modo più approfondito nelle scuole superiori):
Il tema dell'etica della sessualità è complesso e affascinante, con
intersezioni profonde con questioni bioetiche e religiose.
Etica della sessualità, questioni bioetiche e religione: un intreccio
complesso
Questioni bioetiche e sessualità
La sessualità si intreccia con numerose questioni bioetiche, dando vita a
dibattiti spesso accesi e controversi. Alcuni esempi includono:
Sessualità e religione
Le religioni hanno storicamente influenzato profondamente le concezioni
della sessualità, definendo norme e valori che regolano la sessualità
all'interno delle comunità religiose. Alcuni aspetti chiave includono:
Intersezioni e sfide
L'intersezione tra etica della sessualità, questioni bioetiche e religione
pone numerose sfide:
Quali domande ci poniamo?
Conclusioni
L'etica della sessualità è un campo di studio complesso e in continua
evoluzione. È fondamentale promuovere un dialogo aperto e costruttivo tra
diverse prospettive, al fine di trovare un equilibrio tra i valori individuali,
i diritti umani e le esigenze della società.
Zone erogene
Cosa significa "zona
erogena"?
Per zona erogena si
intende ogni parte con un rivestimento mucoso e che proprio per questo può ricevere
un'eccitazione di tipo sessuale. Sono state riconosciute zone del piacere la
zona orale, quella anale, quella uro-genitale e i capezzoli. Per poter capire
il perché, non basta la spiegazione anatomo-fisiologica, ma bisogna capire che
si tratta di zone che fin dalla nascita ricevono stimoli positivi. Comunque,
solamente conoscendo sé stesse, se stessi ed il proprio corpo è possibile fare
una mappa delle proprie zone erogene: ci sono parti del corpo che, se
stimolate, ad alcuni regalano piacere, ma ad altri possono invece dare un senso
di fastidio; quindi, il concetto di "zona erogena" è altamente
soggettivo.
Le parti erogene maschili e femminili.
Zone erogene femminili.
In generale, comunque, la maggior
parte delle donne, prova piacere quando vengono stimolate le seguenti parti del
corpo:
I capezzoli: baciarli,
mordicchiarli e stuzzicarli durante l'amplesso aiuta la donna ad eccitarsi e a
lasciarsi andare.
Il
dibattito sembra non voler arrivare ad una conclusione anche se, dal punto di
vista anatomico, è effettivamente rintracciabile in molte donne.
Tutte
le donne hanno il Punto G?
Sembra proprio di no. Ci sono donne che hanno lo spazio uretro vaginale, dov'è
il Punto G. La sua dimensione cambia da donna a donna.
Dove
si trova e come si può stimolare il punto G?
Per la maggior parte delle donne il punto G è collocato nella parete anteriore
della vagina ad una profondità di circa 4-5 cm proprio dietro la localizzazione
esterna del clitoride. Il motivo per cui dico "la maggior parte delle
donne" è che per alcune può essere differente. Il punto G è grande più o
meno quanto una piccola monetina e quando stimolato propriamente si dilata un
po' e cambia leggermente struttura.
Che
ruolo gioca il Punto G nella sessualità femminile?
Permette alle donne che lo hanno o che lo hanno sufficientemente sviluppato, di
provare l'orgasmo vaginale.
L'ano. Una delle zone più erogene per molte donne: da
massaggiare, toccare, premere, baciare, leccare ed eventualmente penetrare.
Le
orecchie: l'interno dell'orecchio è ricco di terminazioni nervose,
sensibili al tatto e alla temperatura. Respirare, soffiare, mordicchiare i
lobi, leccare l'interno e sussurrare nell'orecchio regala sensazioni molto
piacevoli ed è estremamente eccitante.
I glutei: le carezze in questa zona
sono eccitanti; la parte del solco, che divide i glutei, se stimolata con la
lingua porta forti emozioni.
L'interno coscia: è una parte molto sensibile, che,
se stimolata in maniera giusta può determinare la lubrificazione della donna.
I piedi: accarezzare, massaggiare e
leccare i piedi dà un piacere che si diffonde a tutto il corpo.
Il perineo, cioè la zona tra i genitali e
l'ano, è ricco di terminazioni nervose e va stuzzicato dolcemente con le dita o
con la lingua per regalare sensazioni piacevoli.
La schiena. Un massaggio lento e
prolungato, con le vostre mani o con i piedi, la lingua, o il vostro petto, può
far eccitare moltissimo una donna.
La punta della lingua è una zona molto ricettiva,
per cui toccare la sua lingua con la vostra in piccole danze e tocchi lenti e
sinuosi scatena la libido della donna. Non dimenticatevi di mordicchiare anche
le sue labbra!
Fin
qui abbiamo elencato zone erogene piuttosto famose, ma quali sono le zone meno
comuni che possono davvero regalare emozioni alla donna, proprio perché sono
state "messe in disparte" da voi e dai suoi precedenti partner?
Massaggiare
il cuoio capelluto di una donna coi polpastrelli, determina il
rilascio immediato di endorfine.
Il
suo ombelico è una parte del corpo che va riconsiderata,
assolutamente. Soprattutto tra le lenzuola. I massaggi alla pancia e i baci al
l'ombelico possono essere un'esperienza veramente piacevole per una donna.
La pelle delle ginocchia è
estremamente sensibile, specie la parte posteriore. Massaggiare e baciare tutta
la zona serve per regalarle emozioni uniche, che nessun altro o altra le ha mai
regalato!
L'interno delle braccia e l'interno del gomito sono zone da accarezzare con la punta delle dita o della lingua, per
farla letteralmente impazzire!
Le mani sono importanti. Il prendere
le sue dita in bocca e succhiarle guardandola negli occhi assicura dei brividi
che corrono lungo tutto il corpo.
Anche
la nuca della donna è una zona sensibile in quanto a quasi tutte piace
essere toccate alla base dei capelli ed essere massaggiate.
La mente
Sembra
banale ma la zona erogena per eccellenza di una donna è il cervello; da qui
dipendono la nascita del desiderio e dell'eccitazione e la possibilità di
raggiungere l'orgasmo. Solo quando la mente è libera da pensieri e
preoccupazioni, può lasciarsi andare. Se il cervello rifiuta di abbandonarsi, è
possibile che il corpo non risponda in alcun modo alle varie sollecitazioni
effettuate anche nelle parti del corpo notoriamente considerate più erogene.
Zone erogene maschili:
Pene
Nonostante
sia una notizia altamente banale, il pene è la zona erogena maschile più
sensibile al tatto, in quanto molto ricca di terminazioni nervose. È bene
sapere, però, che una donna non dovrebbe concentrarsi solo sulla parte standard
ma su alcuni punti intorno ad esso che potrebbero regalargli un piacere molto
più intenso.
Punto L
Il
punto L è situato internamente al muscolo pubococcigeo trovando piacere sia con
la stimolazione esterna e sia con quella interna. Se durante il sesso orale ci
si concentra sulla punta, il partner noterà una differenza sostanziale,
esattamente se con la mano si attua la pressione di questo punto erogeno.
Punto P
Rappresenta
il punto G maschile e si trova sotto il collo della vescica, esattamente dove
si produce il liquido seminale. Come trovarlo? La posizione sessuale adatta
vuole l'uomo sdraiato con le ginocchia che toccano il petto - si entra dal
retto e si cerca una massa, simile ad una castagna. che, se stimolata provoca
un piacere mai sentito prima.
Non
tutti sono concordi, ma questo punto è una delle zone erogene più
forti in un uomo. Si trova in collegamento con la prostata e la sua
stimolazione - con mani o lingua - lascia sempre senza fiato. Provate una volta
e cambierete idea!
Capezzoli
Questa
zona è molto più sensibile nell'uomo che nella donna, grazie alle
terminazioni nervose che provocano sensazioni molto piacevoli. Attenzione: non
tutti gli uomini lo vedono come un piacere e non stupitevi se - per qualcuno -
possa essere un fastidio.
Esplorazione di tutto il corpo
La mappa
del piacere maschile deve essere disegnata su ogni partner, perché tutte
le persone sono diverse e le zone possono cambiare e variare nel tempo. La
parola chiave è esplorazione, giocando con il proprio partner e scoprendo quali
siano i punti del piacere di ognuno, lasciando libera la fantasia.
Metodologia:
È importante che il manuale utilizzi un linguaggio chiaro e comprensibile,
evitando termini tecnici e gergali. Le informazioni devono essere presentate in
modo oggettivo e rispettoso delle diverse sensibilità. L'utilizzo di immagini,
grafici e schemi può facilitare la comprensione dei concetti.
Considerazioni Finali:
Avvertenza: Questo elenco è indicativo e può
essere adattato in base alle specifiche esigenze del contesto scolastico. È
fondamentale che l'educazione sessuale sia affrontata in modo completo e
approfondito, fornendo agli studenti gli strumenti necessari per prendere
decisioni consapevoli e responsabili riguardo alla propria sessualità.
Metodologie Attive e Partecipate
Materiali Didattici Innovativi
Creare un Ambiente Sicuro e Rispettoso
Temi Specifici e Suggerimenti
Ricordare che: L'educazione sessuale è un processo
continuo che richiede un approccio flessibile e attento ai bisogni degli
studenti. Adattando queste proposte al proprio contesto e alla tua classe,
potrai creare un ambiente di apprendimento stimolante e significativo.
Scelta della terminologia.
La scelta della terminologia in un
manuale di educazione sessuale è cruciale e dipende molto dal target a cui è
rivolto.
Terminologia colloquiale vs. anatomica: un confronto
Un approccio equilibrato
L'ideale sarebbe trovare un equilibrio tra i due approcci. Ecco alcune
strategie:
Esempi:
Considerazioni finali:
In conclusione, non esiste una risposta univoca
alla domanda. La scelta della terminologia dipende da numerosi fattori e
richiede un'attenta valutazione da parte dell'insegnante. L'importante è creare
un ambiente di apprendimento sicuro e rispettoso, dove gli studenti si sentano
liberi di esprimere le proprie domande e curiosità.
17/ Gennaio 2026 Questo blog non verrà più aggiornato. Mi trovi nel Blog del mio sito www.onidandre.it