Tutti parlano di libertà, nessuno vuole il fuoco
Viviamo in un’epoca che ha fatto della parola libertà il proprio idolo più comodo e della verità il suo sacrificio più frequente. La rivendichiamo tutti, ma quasi nessuno è disposto a sostenerne il peso reale. Abbiamo scambiato la vera libertà — che richiede forma, responsabilità e coraggio interiore — con il semplice capriccio e la rimozione di ogni limite.
L’illusione della distruzione
Ha prevalso la rottura sulla maturazione. Ci siamo
illusi che bastasse dissacrare per essere vivi e infrangere vincoli per
scoprire chi siamo. Ma distruggere i limiti senza un’anima capace di reggere il
vuoto non genera uomini più alti: genera individui fragili, smarriti ed esposti
alla menzogna.
Questa povertà viene da lontano: generazioni che hanno
predicato la liberazione scambiando ogni proibizione per oppressione. Hanno
cercato l'amore libero lasciando in eredità la sua dissipazione, e battendosi
contro l'ipocrisia hanno smarrito il senso del sacro. Oggi raccogliamo quel
frutti: un dolore diffuso che non diventa conoscenza, ma si trasforma in
rumore, sfogo, violenza o apatia.
La fuga dalla responsabilità
Inutile incolpare solo i giovani. Essi sono il
prodotto di una cultura adulta che ha moltiplicato i diritti e svuotato le
iniziazioni; che chiede equilibrio senza offrire profondità. Perfino il mondo
educativo e culturale ha sostituito la trasformazione con la gestione:
non si vogliono più esseri umani che affrontino la propria verità, ma soggetti
regolati, adattati e funzionali.
Sotto ogni maschera si nasconde la vera ferita del
nostro tempo: la paura di stare davanti a se stessi senza fuggire.
La vera domanda
Denunciare il deserto è facile; molto più difficile è
rinunciare ai propri alibi e riconoscere che, senza un attraversamento
interiore, ogni indignazione resta solo teatro.
La questione non riguarda più "gli altri",
ma ciascuno di noi: abbiamo il coraggio di attraversare quel luogo in cui
l'essere umano smette di recitare e comincia a bruciare?
Ci sono libri che sanno di intrattenimento e libri che
si leggono solo quando si è pronti a perdere qualcosa. Il Fuoco dentro
appartiene a questi ultimi: non consola, non addomestica. Chiama chi è stanco
delle parole senza carne e sa che per rinascere occorre accettare la
combustione.
Tutto il resto è folla, arena, commento. Ma per chi
non vuole più accontentarsi dell'arena, il viaggio comincia proprio da quella
soglia.
Tratto dalle riflessioni di Onì d’Andrè:
per approfondire: https://www.onidandre.it/riflessioni/
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