Mettiamo subito le carte in tavola: i miei libri
non sono per tutti. E va benissimo così.
Vedo spesso persone che si avvicinano alle mie
pagine aspettandosi il classico romanzo da sfogliare la sera per staccare il
cervello. Poi aprono il libro e ci rimangono male. Mi dicono: "Onì, ma
i tuoi personaggi parlano come filosofi!", oppure "È troppo
denso, mi fa pensare troppo".
Ha senso. Se cerchi una storiella leggera per
passare il tempo, i miei scritti ti sembreranno un mattone. Ma il punto è
proprio questo: io non scrivo per farti passare il tempo. Scrivo per farti
fermare.
Perché i miei personaggi non fanno
"chiacchiere da bar"?
Quando senti parlare Luca e Sofia, o quando
assisti allo scontro tra la Mente, il Corpo e le forze di Madre Natura,
potresti pensare: "Ma chi parla davvero così nella vita reale?".
La risposta è semplice: nessuno. Nessuno parla
così al bar, perché la società ci ha insegnato a indossare maschere, a usare la
chiacchiera superficiale per nasconderci e a sotterrare quello che sentiamo
davvero.
I miei personaggi non fanno conversazione. Non
stanno lì a fare i simpatici. Parlano il linguaggio della coscienza nuda.
Dicono a voce alta quello che tu, io e tutti gli altri spesso ci vergogniamo
persino di pensare:
· La paura di essere davvero liberi.
· Il veleno della gelosia e la fregatura del possesso.
· Il peso del giudizio morale che ci portiamo dietro fin da piccoli.
· La fame di un istinto che non vuole più essere represso.
I dialoghi sembrano "filosofici" solo
perché sono spogliati da tutte le bugie e le ipocrisie del quotidiano.
Come approcciare queste pagine senza battere la
testa contro il muro?
Se vuoi davvero entrare nel mio mondo e cavarne
fuori qualcosa di utile per la tua vita, fai questo semplice cambio di
prospettiva:
1. Smettila di chiederti se sia "realistico". Chiediti se è vero. Non
stai leggendo un fatto di cronaca. Stai guardando dentro un pozzo.
2. Usa il libro come uno specchio spietato. Quando leggi di Luca che fa i
conti con il desiderio di Sofia per il Danzatore Cosmico, non fare il giudice.
Chiediti piuttosto: Io come reagirei? Quanto c'è di mio ego e di paura
quando dico di amare qualcuno?
3. Rallenta. Non è una gara a chi finisce prima il capitolo. Se una frase ti
morde o ti dà fastidio, chiudi il libro per cinque minuti e chiediti perché
ti ha dato fastidio. Spesso il fastidio è il primo punto di rottura di una
gabbia.
Il Frutto del Pensiero: dove vuoi scavare oggi?
Tutto il mio lavoro — quello che chiamo il Frutto
del pensiero — è un invito a spogliarti di ciò che non ti serve più, per
arrivare a quell'unica parola che Madre Natura ci regala alla fine di ogni
tempesta: Sii.
Se hai voglia di metterti in gioco e di usare
queste pagine per fare un viaggio dentro te stesso, ecco qualche mappa da cui
puoi partire:
· L'esperienza di Giusy — Se vuoi guardare in faccia
la vulnerabilità e la scoperta di sé senza sconti.
· Atto riflessivo — Per quando senti il bisogno di fermare le
bocce, guardarti allo specchio e fare i conti con la tua coscienza.
· La libertà repressa — Per capire quante catene
invisibili e quanti tabù ti stai ancora trascinando dietro sulla pelle e nel
sesso.
· Il Tempio e l'Arena — Per esplorare lo scontro
perenne tra la tua parte più sacra e pulita (il Tempio) e la lotta
quotidiana dell'Ego nel mondo (l'Arena).
· Il Trittico della marginalità — Per quando
sei stanco di cercare l'approvazione degli altri e capisci che stare ai
margini, fuori dal gregge, è l'unico posto dove si respira aria pura.
Non sto raccontando favole per farti
addormentare. Sto provando a darti uno specchio per farti risvegliare.
Se ti va di metterti in discussione, la porta è
aperta.
Visita il mio SUK.
Onì d’André
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