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sabato 8 agosto 2026

Perché i miei libri non sono per tutti (e perché va bene così).


Ciao. Volevo prendermi un momento per fare due chiacchiere trasparenti, senza filtri e senza pose da autore.

Mettiamo subito le carte in tavola: i miei libri non sono per tutti. E va benissimo così.

Vedo spesso persone che si avvicinano alle mie pagine aspettandosi il classico romanzo da sfogliare la sera per staccare il cervello. Poi aprono il libro e ci rimangono male. Mi dicono: "Onì, ma i tuoi personaggi parlano come filosofi!", oppure "È troppo denso, mi fa pensare troppo".

Ha senso. Se cerchi una storiella leggera per passare il tempo, i miei scritti ti sembreranno un mattone. Ma il punto è proprio questo: io non scrivo per farti passare il tempo. Scrivo per farti fermare.

Perché i miei personaggi non fanno "chiacchiere da bar"?

Quando senti parlare Luca e Sofia, o quando assisti allo scontro tra la Mente, il Corpo e le forze di Madre Natura, potresti pensare: "Ma chi parla davvero così nella vita reale?".

La risposta è semplice: nessuno. Nessuno parla così al bar, perché la società ci ha insegnato a indossare maschere, a usare la chiacchiera superficiale per nasconderci e a sotterrare quello che sentiamo davvero.

I miei personaggi non fanno conversazione. Non stanno lì a fare i simpatici. Parlano il linguaggio della coscienza nuda. Dicono a voce alta quello che tu, io e tutti gli altri spesso ci vergogniamo persino di pensare:

·    La paura di essere davvero liberi.

·    Il veleno della gelosia e la fregatura del possesso.

·    Il peso del giudizio morale che ci portiamo dietro fin da piccoli.

·    La fame di un istinto che non vuole più essere represso.

I dialoghi sembrano "filosofici" solo perché sono spogliati da tutte le bugie e le ipocrisie del quotidiano.

Come approcciare queste pagine senza battere la testa contro il muro?

Se vuoi davvero entrare nel mio mondo e cavarne fuori qualcosa di utile per la tua vita, fai questo semplice cambio di prospettiva:

1. Smettila di chiederti se sia "realistico". Chiediti se è vero. Non stai leggendo un fatto di cronaca. Stai guardando dentro un pozzo.

2. Usa il libro come uno specchio spietato. Quando leggi di Luca che fa i conti con il desiderio di Sofia per il Danzatore Cosmico, non fare il giudice. Chiediti piuttosto: Io come reagirei? Quanto c'è di mio ego e di paura quando dico di amare qualcuno?

3. Rallenta. Non è una gara a chi finisce prima il capitolo. Se una frase ti morde o ti dà fastidio, chiudi il libro per cinque minuti e chiediti perché ti ha dato fastidio. Spesso il fastidio è il primo punto di rottura di una gabbia.

Il Frutto del Pensiero: dove vuoi scavare oggi?

Tutto il mio lavoro — quello che chiamo il Frutto del pensiero — è un invito a spogliarti di ciò che non ti serve più, per arrivare a quell'unica parola che Madre Natura ci regala alla fine di ogni tempesta: Sii.

Se hai voglia di metterti in gioco e di usare queste pagine per fare un viaggio dentro te stesso, ecco qualche mappa da cui puoi partire:

·    L'esperienza di Giusy — Se vuoi guardare in faccia la vulnerabilità e la scoperta di sé senza sconti.

·    Atto riflessivo — Per quando senti il bisogno di fermare le bocce, guardarti allo specchio e fare i conti con la tua coscienza.

·    La libertà repressa — Per capire quante catene invisibili e quanti tabù ti stai ancora trascinando dietro sulla pelle e nel sesso.

·    Il Tempio e l'Arena — Per esplorare lo scontro perenne tra la tua parte più sacra e pulita (il Tempio) e la lotta quotidiana dell'Ego nel mondo (l'Arena).

·    Il Trittico della marginalità — Per quando sei stanco di cercare l'approvazione degli altri e capisci che stare ai margini, fuori dal gregge, è l'unico posto dove si respira aria pura.

Non sto raccontando favole per farti addormentare. Sto provando a darti uno specchio per farti risvegliare.

Se ti va di metterti in discussione, la porta è aperta.

Visita il mio SUK.

                                                           Onì d’André

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