La lama dell’apparenza e il silenzio del senso.
Basta sfogliare un giornale o guardare un tg per assistere al solito,
macabro teatrino: la cronaca nera serve in tavola l’ennesimo giovanissimo con
una lama in tasca. Si sventola il mostro in prima pagina, si contano i
centimetri d'acciaio, si analizza il video su TikTok, si invoca l’allarme
sicurezza o il solito psicologo di turno pronto a spiegare il "disagio
giovanile" in tre comode pillole da talk show.
Tutto ridotto a spettacolo, a rumore di fondo. Una superficialità
scandalosa, cinica e disarmante.
I media si fermano al fatto, perché il sangue fa ascolti e l'indignazione
vende copie. Si scandalizzano del coltello, ma non si chiedono cosa ci sia
dietro quel gesto disperato e grottesco di chi usa la violenza per gridare al
mondo: «Esisto anch'io, guardatemi!». Perché oggi, nell’era
dell’inconsistenza digitale, perfino ferire diventa una scorciatoia per non
sentirsi invisibili, un modo tragico per colmare un vuoto spaventoso attraverso
quindici secondi di notorietà.
Ciò che nessuno ha il coraggio di ammettere — e che i megafoni
dell'informazione evitano accuratamente di indagare — è che questi ragazzi
affondano le lame nel buio perché nessuno ha mai insegnato loro ad abitare la
luce della consapevolezza. Si parla di violenza, ma non si parla mai di vuoto.
Dov’è finita la ricerca del senso? Quando abbiamo smesso di porci, e di
porre loro, le uniche domande che davvero contano per definirsi esseri umani?
- Chi sono?
(O forse soltanto un riflesso distorto su uno schermo, un algoritmo senza
anima?)
- Dove
vado? (O mi trascino senza meta in un presente eterno che non prevede
futuro?)
- Cosa
voglio? (O desidero solo ciò che mi dicono di consumare per non sentire il
freddo che ho dentro?)
Finché la società e chi fa informazione continueranno a trattare la
giovinezza come un trafiletto di cronaca da spettacolarizzare, ignorando le
radici profonde dell'identità e dello spirito, il risultato sarà questo:
giovani armati di metallo perché disarmati di pensiero, incapaci di cercare
dentro di sé le risposte e perciò pronti a cercarle nell'urto contro il mondo.
Non serve invocare censure o punizioni esemplari se non si ha l'onestà di
guardare l'abisso negli occhi: prima di togliere il coltello dalle mani di un
ragazzo, bisogna avere il coraggio di restituirgli le domande che gli sono
state rubate.
Onì d'André
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