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martedì 27 ottobre 2026

 

 

SPEGNETE QUEI PAGLIACCI: LA STORIA CHE NON HANNO IL CORAGGIO DI RACCONTARVI

Dalla spartizione del 1947 ai patti traditi della NATO: i documenti storici che distruggono la propaganda di regime.

 

IL CIRCO DEI TALK SHOW E L'AMNESIA DI STATO: PERCHÉ NESSUNO VUOLE GUARDARE LA RADICE

Seconda lettera aperta di Onì d'André: la complicità dell'informazione e la censura della memoria.

Se lo gradisci puoi ascoltare il testo seguendo questo link: https://youtu.be/_BLN1HA9soM

Dopo aver inchiodato le classi dirigenti alle loro colpe nella prima lettera aperta, è tempo di puntare il dito contro l'ingranaggio che tiene in piedi questa gigantesca finzione: l'Arena mediatica e il coro compiacente dei suoi scribani.

Vi siete mai chiesti perché nei salotti televisivi della prima serata, tra conduttori ammiccanti ed esperti con la patente del potere, non si pronunci mai una sola parola che vada alla radice materiale e storica dei conflitti? Perché le trasmissioni che pretendono di spiegarci il mondo si guardano bene dal mostrare i documenti ufficiali, le mappe del sottosuolo e i trattati violati?

La risposta è semplice, spietata, indecente: andare alla radice distruggerebbe la messinscena. L'Arena non è costruita per capire; è costruita per anestetizzare, dividere in tifoserie e coprire i crimini dei vincitori con un fragore assordante di chiacchiere.

La censura del giorno prima: come si fabbrica la bugia

Il trucco mediatico è sempre lo stesso, identico e collaudato: cancellare tutto ciò che è accaduto prima dell'istante che fa comodo al potere.

·        Sulla Palestina, l'orologio della televisione parte immancabilmente dall'attacco del 7 ottobre. Tutto il resto deve sparire nel nulla: vietato citare la spartizione coloniale del 1947 (Risoluzione 181 dell'ONU), cancellata l'espulsione forzata della Nakba, rimosso il regime militare che dal 1995 strangola l'Area C in Cisgiordania, silenziati i rapporti ufficiali dell'UNCTAD che certificano il sequestro del gas di Gaza Marine e dell'acqua potabile. Lo spettatore deve credere a una favola primitiva: un popolo di fanatici senza terra che odia la democrazia per capriccio divino, e un governo occupante che si limita a "difendersi".

·        Sull'Ucraina, l'orologio si accende categoricamente il 24 febbraio 2022. Anche qui, la storia pregressa viene gettata nel tritacarne: guai a ricordare i verbali declassificati del 1990 con la promessa atlantica di "non espandersi di un pollice verso est"; guai a menzionare gli avvertimenti diplomatici lanciati per quindici anni da Mosca contro le basi NATO a ridosso del confine; guai a riportare le ammissioni pubbliche di Angela Merkel e François Hollande, che hanno confessato apertamente come gli Accordi di Minsk del 2015 fossero solo una farsa per "comprare tempo" e armare l'esercito ucraino.

Se racconti l'antefatto, sei costretto a fare i conti con la geopolitica reale e con le colpe dell'Occidente. Se cancelli la storia, puoi limitarti a vendere il copione hollywoodiano dei buoni contro i cattivi.

Il ricatto morale contro il pensiero critico

Chiunque provi a rompere questa gabbia viene immediatamente azzannato dall'apparato.

Se mostri le risoluzioni ONU sulle risorse negate a Gaza, vieni bollato come fiancheggiatore del terrore; se analizzi la sindrome d'accerchiamento e le ragioni strategiche della Russia, vieni radiato come nemico della civiltà. È il terrore dell'etichetta, l'arma perfetta dei conformisti per impedire a chiunque di accendere il cervello.

E cosa si fa mentre i popoli muoiono sotto i bombardamenti? Si celebrano le "elezioni democratiche" in Israele, fingendo che siano un trionfo di libertà, nascondendo al pubblico che a quel voto partecipano i coloni che rubano la terra ma non hanno diritto di voto i milioni di palestinesi che su quella stessa terra sono rinchiusi dietro i reticolati. Si parla di democrazia con il bavaglio degli oppressi stretto al collo.

L'odore dei soldi dietro il paravento etico

Perché tanta omertà nei talk show? Perché i media non sono entità astratte: appartengono a conglomerati industriali, a colossi dell'energia e a gruppi finanziari legati a doppio filo all'asse atlantico e alle commesse del riarmo.

Parlare della realtà significa svelare il vero motore delle guerre:

·        Significa mostrare che la spartizione del Medio Oriente serve a blindare le rotte marittime, il monopolio dei fondali a gas e il controllo dell'acqua;

·        Significa ammettere che la distruzione dell'Ucraina è servita a recidere i legami industriali ed energetici tra Europa e Russia, costringendo i nostri Paesi a comprare il gas liquefatto americano a prezzi triplicati;

·        Significa rivelare che mentre i cimiteri si riempiono, le multinazionali della finanza e della ricostruzione hanno già le planimetrie pronte per lucrare sulle macerie.

Il dovere di spegnere l'Arena

Ne Il peso del pensiero ho scritto che non esiste democrazia senza verità, e che l'uomo civilizzato ha sempre usato le parole più nobili per compiere i massacri più infami.

A ottantadue anni dico a chi mi legge: spegnete l'Arena televisiva. Smettetela di farvi imboccare da scribani prezzolati e conduttori senza spina dorsale, incapaci di un solo pensiero libero. Aprite i libri, leggete i trattati, andate a controllare i bilanci e le mappe delle risorse.

Solo quando smetteremo di delegare il nostro giudizio al frastuono dell'intrattenimento di regime potremo riacquistare la nostra dignità di esseri umani e porci, finalmente, la sola domanda che fa tremare ogni tirannia: a chi giova tutto questo sangue?

Onì d'André
Autore de «Il peso del pensiero» e dei cicli filosofici delle Sei Trilogie
www.onidandre.it

 

Ora che avete letto i fatti e i documenti, avete due scelte: continuare a fare finta di niente come dopo la prima lettera, oppure avere il coraggio di scrivere qui sotto cosa ne pensate. Il silenzio è già una complicità».


https://www.onidandre.it/la-porta-unica/



 

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