SPEGNETE QUEI
PAGLIACCI: LA STORIA CHE NON HANNO IL CORAGGIO DI RACCONTARVI
Dalla
spartizione del 1947 ai patti traditi della NATO: i documenti storici che
distruggono la propaganda di regime.
IL CIRCO DEI TALK SHOW E L'AMNESIA DI STATO:
PERCHÉ NESSUNO VUOLE GUARDARE LA RADICE
Seconda lettera aperta di Onì d'André: la
complicità dell'informazione e la censura della memoria.
Se lo gradisci puoi ascoltare il testo seguendo questo link: https://youtu.be/_BLN1HA9soM
Dopo aver inchiodato le classi dirigenti alle loro colpe nella prima
lettera aperta, è tempo di puntare il dito contro l'ingranaggio che tiene in
piedi questa gigantesca finzione: l'Arena mediatica e il coro compiacente dei
suoi scribani.
Vi siete mai chiesti perché nei salotti televisivi della prima serata, tra
conduttori ammiccanti ed esperti con la patente del potere, non si pronunci mai
una sola parola che vada alla radice materiale e storica dei conflitti? Perché
le trasmissioni che pretendono di spiegarci il mondo si guardano bene dal
mostrare i documenti ufficiali, le mappe del sottosuolo e i trattati violati?
La risposta è semplice, spietata, indecente: andare alla radice
distruggerebbe la messinscena. L'Arena non è costruita per capire; è costruita
per anestetizzare, dividere in tifoserie e coprire i crimini dei vincitori con
un fragore assordante di chiacchiere.
La censura del giorno prima: come si fabbrica la
bugia
Il trucco mediatico è sempre lo stesso, identico e collaudato: cancellare
tutto ciò che è accaduto prima dell'istante che fa comodo al potere.
·
Sulla Palestina, l'orologio della televisione
parte immancabilmente dall'attacco del 7 ottobre. Tutto il resto deve sparire
nel nulla: vietato citare la spartizione coloniale del 1947 (Risoluzione 181
dell'ONU), cancellata l'espulsione forzata della Nakba, rimosso il
regime militare che dal 1995 strangola l'Area C in Cisgiordania, silenziati i
rapporti ufficiali dell'UNCTAD che certificano il sequestro del gas di Gaza
Marine e dell'acqua potabile. Lo spettatore deve credere a una favola
primitiva: un popolo di fanatici senza terra che odia la democrazia per
capriccio divino, e un governo occupante che si limita a
"difendersi".
·
Sull'Ucraina, l'orologio si accende
categoricamente il 24 febbraio 2022. Anche qui, la storia pregressa viene
gettata nel tritacarne: guai a ricordare i verbali declassificati del 1990 con
la promessa atlantica di "non espandersi di un pollice verso est";
guai a menzionare gli avvertimenti diplomatici lanciati per quindici anni da
Mosca contro le basi NATO a ridosso del confine; guai a riportare le ammissioni
pubbliche di Angela Merkel e François Hollande, che hanno confessato
apertamente come gli Accordi di Minsk del 2015 fossero solo una farsa per
"comprare tempo" e armare l'esercito ucraino.
Se racconti l'antefatto, sei costretto a fare i conti con la geopolitica
reale e con le colpe dell'Occidente. Se cancelli la storia, puoi limitarti a
vendere il copione hollywoodiano dei buoni contro i cattivi.
Il ricatto morale contro il pensiero critico
Chiunque provi a rompere questa gabbia viene immediatamente azzannato
dall'apparato.
Se mostri le risoluzioni ONU sulle risorse negate a Gaza, vieni bollato
come fiancheggiatore del terrore; se analizzi la sindrome d'accerchiamento e le
ragioni strategiche della Russia, vieni radiato come nemico della civiltà. È il
terrore dell'etichetta, l'arma perfetta dei conformisti per impedire a chiunque
di accendere il cervello.
E cosa si fa mentre i popoli muoiono sotto i bombardamenti? Si celebrano le
"elezioni democratiche" in Israele, fingendo che siano un trionfo di
libertà, nascondendo al pubblico che a quel voto partecipano i coloni che
rubano la terra ma non hanno diritto di voto i milioni di palestinesi che su
quella stessa terra sono rinchiusi dietro i reticolati. Si parla di democrazia
con il bavaglio degli oppressi stretto al collo.
L'odore dei soldi dietro il paravento etico
Perché tanta omertà nei talk show? Perché i media non sono entità astratte:
appartengono a conglomerati industriali, a colossi dell'energia e a gruppi
finanziari legati a doppio filo all'asse atlantico e alle commesse del riarmo.
Parlare della realtà significa svelare il vero motore delle guerre:
·
Significa mostrare che la spartizione del Medio
Oriente serve a blindare le rotte marittime, il monopolio dei fondali a gas e
il controllo dell'acqua;
·
Significa ammettere che la distruzione
dell'Ucraina è servita a recidere i legami industriali ed energetici tra Europa
e Russia, costringendo i nostri Paesi a comprare il gas liquefatto americano a
prezzi triplicati;
·
Significa rivelare che mentre i cimiteri si
riempiono, le multinazionali della finanza e della ricostruzione hanno già le
planimetrie pronte per lucrare sulle macerie.
Il dovere di spegnere l'Arena
Ne Il peso del pensiero ho scritto che non esiste democrazia senza
verità, e che l'uomo civilizzato ha sempre usato le parole più nobili per
compiere i massacri più infami.
A ottantadue anni dico a chi mi legge: spegnete l'Arena televisiva.
Smettetela di farvi imboccare da scribani prezzolati e conduttori senza spina
dorsale, incapaci di un solo pensiero libero. Aprite i libri, leggete i
trattati, andate a controllare i bilanci e le mappe delle risorse.
Solo quando smetteremo di delegare il nostro giudizio al frastuono
dell'intrattenimento di regime potremo riacquistare la nostra dignità di esseri
umani e porci, finalmente, la sola domanda che fa tremare ogni tirannia: a chi
giova tutto questo sangue?
Onì d'André
Autore de «Il peso del pensiero» e dei cicli filosofici delle Sei Trilogie
www.onidandre.it
Ora che avete letto i fatti e i documenti, avete
due scelte: continuare a fare finta di niente come dopo la prima lettera,
oppure avere il coraggio di scrivere qui sotto cosa ne pensate. Il silenzio è
già una complicità».
https://www.onidandre.it/la-porta-unica/
Nessun commento:
Posta un commento