LA VETRINA SFONDATA E IL VUOTO DEI MAESTRI
Da dove nascono i predatori di tredici anni: la
resa dell'adulto e la religione del consumo
Basta con le favole della sociologia da salotto. Smettetela di chiamarla
"protesta politica", "disagio giovanile" o "guerra tra
poveri".
Quello a cui abbiamo assistito nelle strade di Milano non è l'inizio di una
rivoluzione, ma l'epilogo marcio di una civiltà che ha smesso di educare.
Quando un ragazzino di tredici o quattordici anni scende in piazza con la scusa
del carovita solo per spaccare una vetrina, sradicare un arredo urbano e
scappare con una scatola di scarpe griffate sotto il braccio, non sta sfidando
il sistema: sta obbedendo ciecamente all'unico comandamento che il sistema gli
ha insegnato.
Il mostro partorito dal consumo
Ci si scandalizza per il fenomeno dei cosiddetti "maranza", per
la spietata aridità di adolescenti che si muovono in branco e calpestano la
città con la voracità di piccoli predatori. Ma chi li ha creati? Da dove
sbucano questi figli della violenza gratuita?
Non vengono da Marte. Sono il prodotto finito della nostra ipocrisia.
Abbiamo costruito una società che ha cancellato l'anima, il legame con la
terra, la sacralità della materia e il valore della riflessione, sostituendoli
con un'unica, brutale teologia: il possesso. Abbiamo martellato le loro menti
fin dalla culla con l'inganno che l'individuo vale solo per ciò che indossa,
per il logo che esibisce, per l'apparenza che riesce a monetizzare su uno
schermo.
A un tredicenne cresciuto in questo deserto morale avete tolto la dignità
del pensiero e gli avete imposto il dogma dell'avere a ogni costo. E quando chi
non ha i mezzi per comprare l'idolo decide di prenderselo con una spranga, vi
scandalizzate? Quella spranga non è ribellione: è l'applicazione brutale e
animalesca delle vostre stesse regole di mercato.
L'adulto inibito: l'educatore senza spina dorsale
La colpa non è di chi ha tredici anni. La colpa è di una generazione di
adulti che ha abdicato al proprio ruolo per vigliaccheria.
Come può pretendere di educare un adulto che è lui stesso il primo a vivere
nell'ansia, nell'inibizione, nella dipendenza dal consenso altrui? Genitori
terrorizzati dal dire un "no", educatori ridotti a burocrati
stipendiati che si adattano al conformismo per non avere problemi, maestri che
hanno paura dello sguardo dei propri allievi.
Abbiamo cresciuto una classe di adulti bloccati dai tabù, incapaci di
vivere la propria corporeità, la propria sessualità e la propria sfera emotiva
con serenità e sacralità. Adulti che non hanno mai avuto il coraggio di
scendere nel proprio inferno interiore per fare pace con le proprie ombre. E
chi non conosce se stesso non può guidare nessuno. Chi vive nella gabbia della
propria insicurezza non può insegnare a un giovane a essere libero. Quando
l'autorità morale indietreggia, la giungla avanza.
La solitudine del testimone
In decenni di indagine interiore e di scrittura ho cercato di dare
l'allarme.
Ne Il Tempio e l'Arena ho sezionato l'inganno del consenso di massa
e la manipolazione delle coscienze; nel mio manuale sull'educazione ho tentato
di strappare il corpo e l'istinto alla volgarità per restituire loro la luce
della consapevolezza; nel Trittico della marginalità ho mappato le crepe
di una società che produce scarti per poi fingere di non vederli.
Tutto è caduto nel silenzio complice dell'Arena. I custodi del perbenismo
hanno preferito voltare lo sguardo, etichettando la verità come scomoda o
scandalosa. Troppo faticoso mettere in discussione il sistema educativo; troppo
pericoloso insegnare ai ragazzi a pensare con la propria testa, a dominare i
propri istinti e a rifiutare la tirannia delle vetrine.
A cosa serve allora testimoniare? Serve a ricordare che i disastri
annunciati non sono fatalità.
I vetri infranti di piazza Duomo non sono solo cristalli di un negozio:
sono lo specchio in frantumi di un'umanità che alleva piccoli barbari
consumisti perché ha smarrito il coraggio di essere maestra di vita.
Finché non
avremo la forza di disarmare l'ipocrisia degli adulti e di rimettere al centro
l'etica, il rispetto e l'autentica conoscenza di sé, non basteranno tutti i
reparti antisommossa del mondo: continueremo a raccogliere per strada i cocci
della nostra irresponsabilità.
Onì d'André
Autore de «Il peso del pensiero» e de «Il Tempio e l'Arena»
www.onidandre.it

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