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lunedì 19 ottobre 2026


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LA VETRINA SFONDATA E IL VUOTO DEI MAESTRI

Da dove nascono i predatori di tredici anni: la resa dell'adulto e la religione del consumo

Basta con le favole della sociologia da salotto. Smettetela di chiamarla "protesta politica", "disagio giovanile" o "guerra tra poveri".

Quello a cui abbiamo assistito nelle strade di Milano non è l'inizio di una rivoluzione, ma l'epilogo marcio di una civiltà che ha smesso di educare. Quando un ragazzino di tredici o quattordici anni scende in piazza con la scusa del carovita solo per spaccare una vetrina, sradicare un arredo urbano e scappare con una scatola di scarpe griffate sotto il braccio, non sta sfidando il sistema: sta obbedendo ciecamente all'unico comandamento che il sistema gli ha insegnato.

Il mostro partorito dal consumo

Ci si scandalizza per il fenomeno dei cosiddetti "maranza", per la spietata aridità di adolescenti che si muovono in branco e calpestano la città con la voracità di piccoli predatori. Ma chi li ha creati? Da dove sbucano questi figli della violenza gratuita?

Non vengono da Marte. Sono il prodotto finito della nostra ipocrisia.

Abbiamo costruito una società che ha cancellato l'anima, il legame con la terra, la sacralità della materia e il valore della riflessione, sostituendoli con un'unica, brutale teologia: il possesso. Abbiamo martellato le loro menti fin dalla culla con l'inganno che l'individuo vale solo per ciò che indossa, per il logo che esibisce, per l'apparenza che riesce a monetizzare su uno schermo.

A un tredicenne cresciuto in questo deserto morale avete tolto la dignità del pensiero e gli avete imposto il dogma dell'avere a ogni costo. E quando chi non ha i mezzi per comprare l'idolo decide di prenderselo con una spranga, vi scandalizzate? Quella spranga non è ribellione: è l'applicazione brutale e animalesca delle vostre stesse regole di mercato.

L'adulto inibito: l'educatore senza spina dorsale

La colpa non è di chi ha tredici anni. La colpa è di una generazione di adulti che ha abdicato al proprio ruolo per vigliaccheria.

Come può pretendere di educare un adulto che è lui stesso il primo a vivere nell'ansia, nell'inibizione, nella dipendenza dal consenso altrui? Genitori terrorizzati dal dire un "no", educatori ridotti a burocrati stipendiati che si adattano al conformismo per non avere problemi, maestri che hanno paura dello sguardo dei propri allievi.

Abbiamo cresciuto una classe di adulti bloccati dai tabù, incapaci di vivere la propria corporeità, la propria sessualità e la propria sfera emotiva con serenità e sacralità. Adulti che non hanno mai avuto il coraggio di scendere nel proprio inferno interiore per fare pace con le proprie ombre. E chi non conosce se stesso non può guidare nessuno. Chi vive nella gabbia della propria insicurezza non può insegnare a un giovane a essere libero. Quando l'autorità morale indietreggia, la giungla avanza.

La solitudine del testimone

In decenni di indagine interiore e di scrittura ho cercato di dare l'allarme.

Ne Il Tempio e l'Arena ho sezionato l'inganno del consenso di massa e la manipolazione delle coscienze; nel mio manuale sull'educazione ho tentato di strappare il corpo e l'istinto alla volgarità per restituire loro la luce della consapevolezza; nel Trittico della marginalità ho mappato le crepe di una società che produce scarti per poi fingere di non vederli.

Tutto è caduto nel silenzio complice dell'Arena. I custodi del perbenismo hanno preferito voltare lo sguardo, etichettando la verità come scomoda o scandalosa. Troppo faticoso mettere in discussione il sistema educativo; troppo pericoloso insegnare ai ragazzi a pensare con la propria testa, a dominare i propri istinti e a rifiutare la tirannia delle vetrine.

A cosa serve allora testimoniare? Serve a ricordare che i disastri annunciati non sono fatalità.

I vetri infranti di piazza Duomo non sono solo cristalli di un negozio: sono lo specchio in frantumi di un'umanità che alleva piccoli barbari consumisti perché ha smarrito il coraggio di essere maestra di vita.

Finché non avremo la forza di disarmare l'ipocrisia degli adulti e di rimettere al centro l'etica, il rispetto e l'autentica conoscenza di sé, non basteranno tutti i reparti antisommossa del mondo: continueremo a raccogliere per strada i cocci della nostra irresponsabilità.

                                                                                        Onì d'André


Autore de «Il peso del pensiero» e de «Il Tempio e l'Arena»
www.onidandre.it

 

 

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